Prefazione

La storia della colonizzazione del Nuovo Mondo ha rappresentato, da sempre, un argomento piuttosto controverso, di fronte al quale la storiografia europea e quella americana non sempre hanno saputo fornire strumenti adatti a un'obbiettiva comprensione delle dinamiche di conquista e colonizzazione, come del resto non si possiede, ancora oggi, un'idea precisa di quanto le configurazioni geopolitiche, territoriali e regionali delle popolazioni americane siano state stravolte dall'arrivo dei conquistatori cristiani. In merito alla resistenza attuata dalle popolazioni autoctone, è necessario comprendere in che modo l'amministrazione indigena e la mentalità dell'uomo comune amerindio siano stati sottoposti a processi che, se in molti casi hanno decretato l'annientamento della loro cultura, in altri, come avvenne per i Maya yucatechi, hanno messo a repentaglio la sopravvivenza e l'evoluzione della loro identità. È importante anche capire come il cristianesimo abbia influenzato la religione indigena, affiancando gradualmente le divinità dei nativi per poi sostituirle del tutto o, nel caso dei Maya, originare un singolare processo di sincretismo religioso. L'altro fattore da cui è impossibile prescindere, in un'analisi delle dinamiche di assimilazione/resistenza che si svilupparono col progredire della Conquista, è il vero e proprio scontro militare, la contrapposizione tra eserciti che contavano su strategie, organizzazioni, forze e metodi sostanzialmente diversi, e che decretarono infine la sconfitta delle civiltà precolombiane.

Nel presente lavoro si avranno modo di incontrare gli aspetti della resistenza armata, religiosa e più genericamente culturale, che hanno contraddistinto il periodo compreso tra il XVI e la prima metà del XVIII secolo, prendendo in considerazione la regione dello Yucatán, sede dell'ultima fase della storia maya.

La tesi, strutturata in 4 capitoli, nasce dall'esigenza di voler percorrere, anche solo idealmente, il cammino alla scoperta di una delle più affascinanti civiltà dell'epoca precristiana, allo scopo di riscoprirne miti e leggende, ma anche la complessità sociale, economica e politica.

A ciò si accompagna la volontà di tentare un'analisi delle modalità attraverso cui i Maya sono riusciti non solo a “sopravvivere” alla conquista, ma anche a preservare, fino ad oggi, forti aspetti della loro identità culturale.

Nel primo capitolo viene tracciato un breve excursus-storico, dagli albori di questo popolo al suo sviluppo ed al suo, inspiegabile e controverso, declino fino alla comparsa degli europei nel Nuovo Mondo, analizzando l'impatto che quest'avvenimento ebbe sulla civiltà maya.

Con l'arrivo degli spagnoli ebbe inizio l'incontro, o meglio lo scontro, tra due culture diverse, a lungo incomunicanti, e esemplificative di due forme distinte, spesso opposte, di vedere il mondo e concepire la realtà con i suoi rapporti sociali.

Segue pertanto un'analisi di quest'incontro-scontro tra i conquistadores di Montejo e i Maya dello Yucatán (II capitolo); verranno ripercorsi brevemente la scoperta della penisola e gli anni della prima fase della conquista, contraddistinti dalla tenace resistenza dei gruppi indigeni grazie alla quale essi riuscirono ad ottenere il temporaneo allontanamento, nel 1534, di tutti gli spagnoli dalla penisola.

Sarà infatti soltanto nel periodo 1540-47 che avverrà la vera e propria conquista dello Yucatán, ad opera di Montejo el Mozo e Montejo el Sobrino (III capitolo): anche in questa occasione l'indomito spirito indigeno si ribellò violentemente all'invasione, trovando la sua più compiuta espressione in quella che sarà conosciuta come “Grande Rivolta” maya; debellata la pericolosa sollevazione, i conquistadores conseguirono la resa della maggior parte dei cacicazgos della provincia e l'assoggettamento della quasi totalità del territorio. Come riuscirono sparute minoranze di europei ad avere la meglio su immense moltitudini? Numerosi furono i fattori: il peso delle armi da fuoco, il ruolo dei cani e dei cavalli, in generale uno squilibrio tecnologico a favore degli invasori; da ultimo, le profonde divisioni in campo indigeno, che consentirono ai conquistatori di guadagnare alla propria causa legioni di alleati, come avvenne con gli Xiu di Maní, incontestabili alleati degli spagnoli per tutta la durata della Conquista. A partire da questo periodo si evidenziò, tra i Maya, una maggior attitudine al rifiuto passivo della nuova realtà, derivata dalla crescente consapevolezza di non poter sconfiggere il nemico, unita ad una minore, ma non assente, propensione alla violenza anticoloniale. Testimonianza ne furono tutte quelle forme di resistenza passiva, analizzate nel quarto ed ultimo capitolo, che si protrassero per tutti gli anni della colonia: la fedeltà ai governanti degli antichi lignaggi, ai sacerdoti e, soprattutto, il mantenimento degli antichi culti e di quei rituali ancestrali che continuavano ad essere praticati in segreto. Proprio la scoperta di idolatrie, apostasie e pericolose mescolanze di sacro e profano nei territori sottoposti all'evangelizzazione diede vita a una spietata repressione delle manifestazioni religiose autoctone che, nel 1562, culminerà nel turpe e celebre auto de fe di Maní, realizzato dal francescano Diego de Landa.

Ancora alle soglie del XVIII secolo non si poteva parlare di pacificazione totale a proposito dei Maya yucatechi dei territori orientali, né di affermazione del cristianesimo: l'antica cultura maya, la sua religione e i costumi millenari non potevano essere sradicati con facilità.

Nell'affrontare la presente ricerca il proposito è stato quello di mantenere, per quanto possibile, uno sguardo oggettivo, distaccato e imparziale nei confronti delle vicende analizzate. Ma, come dice il noto giornalista uruguayano Eduardo Galeano “la storia è un profeta con lo sguardo rivolto all'indietro: da ciò che fu e contro ciò che fu annuncia ciò che sarà”…ascoltare la sua voce induce, inevitabilmente, a prendere una posizione.

Nel testo si è scelto di rispettare l'ordine cronologico degli eventi e di usare la forma verbale del passato, (prossimo, remoto o imperfetto a seconda dei casi), per consentire al lettore di seguire più da vicino il percorso compiuto da questo popolo verso una libertà che, purtroppo, non è mai stata conquistata…